/roˈbɔt/, /ˈrɔbot/, /ʁɔˈbo/
Originedal ceco robot, neologismo che fu coniato dallo scrittore di fantascienza Karel Čapek dalla parola robota, ossia «lavoro» nel senso servile del termine, e utilizzato per la prima volta nella sua opera teatrale R.U.R. del 1920; in italiano è arrivato attraverso il francese robot
- literarymacchina antropomorfa creata artificialmente, di solito per eseguire lavori ritenuti troppo pesanti, o per essere genericamente al pronto servizio dell'uomo o della civiltà che l'ha creata
“il robot è sulla strada per il futuro”
- macchina elettromeccanica automatica predisposta per lo svolgimento, in modo più o meno indipendente, di alcune attività proprie dell'uomo
“robot di montaggio, robot di microsaldatura, robot di verniciatura”
- definizione mancante; se vuoi, aggiungila tu
- broadlymacchina multifunzionale o piccolo elettrodomestico programmabile, anche destinato ad eseguire lavori faticosi
“robot per impastare, robot-centrifuga”
“un robot come guida turistica?”
- parte del nome commerciale di un giocattolo programmabile, soprattutto se antropomorfo o zoomorfo
“quando non comandato, solitamente un robot compie gesti ripetitivi indistinti”
- figurativelychi lavora in modo meccanico, specialmente al di là dei limiti fisici umani; utilizzato soprattutto in senso spregiativo o in frasi negative:
“quell'imprenditore ci tratta come robot!”
- programma destinato a eseguire operazioni lunghe e ripetitive
“ho lanciato il robot per la correzione automatica degli accenti nei documenti elettronici”
- definizione mancante; se vuoi, aggiungila tu
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“un robot deve essere assistito da almeno una persona”
- definizione mancante; se vuoi, aggiungila tu
“hanno progettato delle macchine-robot che preparano alcune pietanze complesse”